
Ne “La città matta”, una città, una metropoli divisa in due, che per certi versi rappresenta sia il presente che un ipotetico e distopico futuro: non si fronteggiano capitalismo e comunismo, ma Cacciatori e Sospesi. In entrambi i casi vi è una linea di demarcazione che gli uomini “normali” non possono oltrepassare, in un senso e nell’altro. I cacciatori danno la caccia ai Sospesi, sorteggiati tra milioni dal supercomputer MACK, con l’obiettivo di contenere la popolazione e di salvaguardare le poche risorse rimaste dopo una guerra planetaria. Risorse che in buona parte servono come misura di sussistenza per i mutanti rinchiusi nella città matta. Tyler Muto, il protagonista, per sfuggire ai Cacciatori decide di addentrarsi proprio in questo luogo maledetto, oltrepassando la linea, il confine, il muro… Gli enormi edifici in cui abitavano i miserabili erano davanti a Muto, come morti. Sembrava non ci fosse vita dietro le finestre. I mutanti non possedevano un’iniziativa propria che li spingesse a fare qualcosa. Aspettavano nelle loro stanze che li rifornissero di cibo e di tutto il necessario.