Due drammatiche storie accadute durante la feroce occupazione nazista in Italia, nel 1943, danno spunto a Mauro Flammini di imbastire un romanzo. Nel 1943 a Boves, un piccolo paese del Piemonte, una ragazza di nome Viviana vede i tedeschi massacrare la sua famiglia e il parroco a cui era profondamente legata. Nello stesso anno, a Roma, un ragazzo ebreo di nome Davide si salva miracolosamente dalla spietata e brutale deportazione degli ebrei dal ghetto della capitale. Due storie, due fedi religiose diverse, due destini che si intrecciano e conducono questi ragazzi a trovare rifugio e protezione dentro un’antica abbazia sopra i colli fiorentini, a Vallombrosa, lontani dagli orrori e dalle nefandezze della guerra. La santità, il peccato, i sensi di colpa, il desiderio, la voglia di libertà, ma soprattutto la forza inarrestabile dell’amore, impossibile da arginare, saranno i sottili confini con cui si cimenteranno e dibatteranno i due protagonisti. Grazie alla figura carismatica del capo spirituale dell’abbazia e alla saggezza della madre superiora, due religiosi retti e privi di pregiudizi, Davide e Viviana seguiranno un percorso che li porterà fino ai tempi di oggi, tra battaglie personali e voglia di riscatto.