Il trionfo di un governo planetario unificato, propiziato dal vento della globalizzazione, sembra subordinare alla corposa agenda mondialista anche ogni anelito religioso. Per Nietzsche, Dio è morto, e l’attuale cultura relativista, scientista e riduzionista sembra avallare questa considerazione. Ma, dati storici alla mano, l’unica certezza consegnata ai posteri è piuttosto la morte di Nietzsche, mentre Dio continua a imperversare, ora chiedendoci la cieca fedeltà di Giobbe, ora convenendo con indulgenza che, senza la sua divina immanenza nel mondo, l’uomo è solo e non ha prospettive di salvezza. Se si nasce dal nulla, dopo un cammino trasversale che rispetta l’orografia della Terra, si ritorna al nulla. Ma se si nasce dall’Essere si ritorna all’Essere, e la Vita acquisisce ben altro significato. Si può sfuggire alla morte attraverso la verticalità dello spirito, che è un diversivo imprevisto, che sorprende il tapis-roulant dell’esistenza umana, che ricorda sinistramente i treni piombati della deportazione semitica verso i lager tedeschi (il loro sinistro sferragliamento è rimasto un grido indelebile nel vissuto storico dell’umanità: quei veicoli di morte attraversavano un mondo desolato seguendo un unico vettore funesto). Il senso della vita è altro: la filosofia (letteralmente, l’amore per la conoscenza) ci aiuta a investire su un destino assai più spendibile. Così descritto, con una semplicità intelligibile da parte di tutti, l’orizzonte di senso è un “bignami” tascabile, i cui assiomi salvifici possono aiutarci nei momenti di solitudine o di desolazione. C’è un orizzonte di senso tra le pieghe di questa meditazione sulla vita…