Le persone e i giovani in modo particolare pensano che sia facile amare. È facile innamorarsi, ma non amare. C’è una diffusa e devastante confusione tra innamoramento e amore. L’innamoramento è essere presi dall’amore, posseduti. La persona è quasi gestita, invasata, espropriata. L’amore, invece, è un “incontro nella separatezza” (Lévinas) e esprime la relazione tra due che rimangono se stessi, separati, diversi. Ognuno deve rimanere libero nel coltivare le proprie propensioni, nell’inseguire il proprio progetto. Nella coppia dovrebbe attuarsi uno spazio ospitale dove i due progetti si accolgono, si rispettano, si promuovono. Si deve passare dalla fusione (innamoramento) alla relazione (amore). Questo passaggio non è mai disteso, quasi sempre avviene nella conflittualità perché “lasciare che l’altro sia pienamente libero di seguire la sua chiamata, di percorrere la sua strada e di vivere liberamente la sua vita è la cosa più difficile che ci sia” (E. Illesum). Non tutti però ce la fanno. Ed ecco, dietro l’angolo, la separazione, il divorzio… Mi sono convinto che quello che chiamano “incompatibilità di carattere” sia solo la delusione per il fatto che il coniuge non è quello che avevano creduto. Avevano amato la propria immagine dell’altro, ma non l’altro. In altre parole, vedevano l’altro come volevano che fosse, non come realmente era. Si sono sposati sotto l’effetto dell’ innamoramento trasfigurante, ma non dell’amore che è accoglienza dell’altro nella sua nudità.